Perché sono stati i bianchi a conquistare, sottomettere e dominare?

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Perché sono stati i bianchi a conquistare, sottomettere e dominare?

Come nel post precedente anche qui mi occupo di un saggio divulgativo che ha avuto molto successo. Perché gli occidentali sono mediamente più ricchi degli africani e non il contrario? Perché il colonialismo è partito dal continente europeo e non, ad esempio, dall’Africa o dal Sud America? Perché esistono cittadini di serie A che hanno diritti e aspirazioni concretizzabili e cittadini di serie B che vivono nell’oblio?

Se non riuscite a trovare una soluzione su due piedi alla vexata quaestio, non disperatevi, c’è chi ci ha provato per voi. Costui è Jared Diamond (Boston, 1937) un professorone americano che parla una dozzina di lingue e si è dato da fare con gran successo in più settori dello scibile: dalla fisiologia all’agricoltura, passando per l’antropologia, la geografia e l’ornitologia. Non sorprende che Mark Ridley, un accademico di Oxford, abbia scherzosamente ironizzato sul fatto che Diamond non sarebbe una singola persona bensì “in realtà un comitato”.

In Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (titolo originale Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies), pubblicato nel 1997, Diamond affronta questo tema delicato con distacco e lucidità da scienziato. Questa fatica, va ricordato, gli è valsa il premio Pulitzer per la saggistica nel 1998.

Spesso si tende, inavvertitamente, a pensare che alla base del successo di un’etnia rispetto ad un altra possa esserci una qualche base biologica. Perché la civiltà - ci si chiede - è sorta in determinati posti e non in altri? È possibile che alcune popolazioni spiccassero tra le altre per le abilità cognitive? Pare più probabile, a detta di molti, che l’intelligenza sia distribuita in modo più o meno uniforme tra i vari popoli che abitano il pianeta (dedicherò un altro post a questo specifico punto menzionando un libro di Stephen Jay Gould, altro grandissimo divulgatore scomparso prematuramente nel 2002). Lo stesso non si può dire, ad esempio, per le risorse che l’ambiente naturale offre all’umanità. La storia è fatta di contingenze e, tra i fattori contingenti che possono favorire o sfavorire lo sviluppo di una comunità, la geografia, secondo l’autore, merita un posto di primo piano. Stando alla tesi di Diamond, gli europei avrebbero avuto, tra le altre cose, la fortuna di proliferare su un continente, l’Eurasia, con tutte le carte in regola per offrire ai suoi abitanti un prospero futuro: animali selvatici da allevare, specie vegetali idonee alla coltivazione, assenza di barriere naturali tali da impedire la diffusione delle persone, un’estensione principalmente longitudinale che rende le condizioni climatiche ed ecologiche piuttosto omogenee anche a grandi distanze, favorendo, così, lo spostamento di colture e animali da allevamento in altra sede lungo il continente. Una condizione simile non si sarebbe riscontrata in altri luoghi, dove, per questo motivo, le popolazioni avrebbero fatto ingresso nella storia con svantaggi più o meno consistenti rispetto agli europei. La differenza nelle condizioni di partenza tra le comunità umane nel corso della loro storia riflette, agli occhi dell’autore, l’attuale divario socio-economico tra i popoli del pianeta.

È possibile attribuire al caso e alla geografia gran parte delle differenze che riscontriamo oggi tra i vari abitanti del mondo? Sembra a tratti una visione troppo semplicistica del passato, ma questo è solo un parere personale. Ad ogni modo, con Diamond, grazie alla sua cultura enciclopedica, si imparano senz’altro un sacco di cose sorprendenti. Ma si impara, soprattutto, a cercare con minuzia le cause alla base dei processi e ad identificarne, quando possibile, gli effetti; aspetti che spesso chi si occupa di storia (almeno a livello divulgativo) tende a subordinare alla narrazione degli eventi, mettendoli in secondo piano. Non meno importante, Diamond ci offre una valida alternativa, seppur parziale, alla spiegazione razzista della disuguaglianza tra etnie, i cui presupposti non sembrano reggersi su basi scientifiche (per chi fosse interessato ad approfondire questo tema consiglio L'invenzione delle razze. Capire la biodiversità umana del genetista e scrittore italiano Guido Barbujani edito da Bompiani).

Jared Diamond

Jared Diamond

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
C
Il libro non dice che sono stati i bianchi a sottomettere e dominare. Il libro analizza il perchè alcune civiltà hanno sottomesso e dominato! Infatti analizza bene l'espansionismo turco-mongolo che non dimentichiamo ha dominato una parte dell'Europa per secoli e l'espansionismo bantù in Africa (il capitolo come l'Africa divenne nera).
Rispondi
V
Che siamo le condozioni ambientali a determinate le differenze sociali e fisiche e' noto da quasi 200 anni. Non mi sembra una gran novita' questo libro.
Rispondi
D
Ciao, hai ragione senz'altro. Mi sono limitato, con questo post, ad inquadrare l'argomento per stuzzicare il lettore potenzialmente interessato a queste tematiche. L'autore, ovviamente, tratta diffusamente questa ed altre questioni complesse in modo esaustivo ed appassionante. E' una lettura interessante che consiglierei a molti. Saluti!
V
Sulla geografia come fattore contingente che può favorire o sfavorire li sviluppo di una comunità, avevo fatto la stessa riflessione, nel mio piccolo, tanti anni fa, contestando in una conversazione, la tesi razzista della disuguaglianza tra etnie. Sono contenta di constatare come la mia riflessione, sia pure un po' semplicistica e istintiva, possa essere supportata dall'analogia con il pensiero di un autorevole divulgatore.
Rispondi
D
Cara Vera,
grazie per esserti fermata a leggere il mio post e per avermi lasciato questo bel commento. Complimenti per la tua riflessione! La tesi razzista della disuguaglianza tra etnie è una vera sciocchezza, ciononostante viene spesso tirata in ballo per giustificare l'evidente divario tra popoli. Per fortuna ci sono persone come te che non si accontentano di una spiegazione così sciocca e cercano, con l'aiuto del ragionamento, un'alternativa più sensata.