La fisica è sexy. Una non-recensione

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

La fisica è sexy. Una non-recensione

Carlo Rovelli (Verona, 1956) è un fisico teorico italiano che da qualche tempo lavora in Francia, più precisamente alla Aix-Marseille Université, dove dirige un gruppo di ricerca in gravità quantistica. Ma non parlerò qui dei suoi meriti scientifici, che peraltro sono degni di nota. Nel tempo libero Rovelli si dedica alla divulgazione, ed è su questo suo hobby che vorrei soffermarmi un attimo. Lo scienziato, come saprete, è autore di Sette brevi lezioni di fisica, un libriccino di un’ottantina di pagine edito da Adelphi, che si è rivelato un vero e proprio caso editoriale, rimanendo a lungo in cima alle classifiche italiane. Si tratta di una raccolta di sette saggi, di qualche manciata di pagine ciascuno, parzialmente tratti da precedenti articoli pubblicati dall'autore su varie testate giornalistiche. "Queste lezioni - si legge nella premessa al testo - sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco. Insieme, compongono una rapida carrellata su alcuni degli aspetti più rilevanti e affascinanti della grande rivoluzione che è avvenuta nella fisica del XX secolo." Meccanica quantistica, relatività einsteniana, architettura del cosmo, buchi neri, particelle elementari, gravità quantistica e questo genere di cose, per intenderci.

Il successo di questo libro pare una curiosa evenienza in un paese come il nostro, in cui la cultura scientifica reca ancora i segni tangibili del duro colpo infertole dalla riforma Gentile. Questo provvedimento, attuato in pieno fascismo, relegò infatti la scienza ad una posizione di manifesta subalternità rispetto alle lettere. In quella concezione elitaria ed aristocratica della scuola, la cultura umanistica (e non “umanista”, come piace al nostro presidente del consiglio!) era indirizzata esclusivamente a quei giovani che sarebbero divenuti parte della nuova classe dirigente del paese. Tutti gli altri potevano ripiegare sul ramo scientifico o su quello professionale, sperando di tirare a campare in qualche modo. Stando così le cose, è facilmente comprensibile perché il divario tra le due culture sia andato via via accrescendosi. Ecco spiegato, in parte, lo stupore di trovare questo esile volume nella hit parade dei libri più venduti.

Come Rovelli ben sa, la scienza può risultare ampiamente gradita al grande pubblico, a patto che la si sappia raccontare. Essere scienziati, però, non è condizione sufficiente per dar vita alla buona divulgazione. Raccontare la scienza, specie se si tratta di fisica, significa conferire vita e bellezza al grigiore di equazioni e formule; sono in pochi a saperlo fare. Fortunatamente il nostro fisico appartiene a quella rara specie in cui i due ruoli, quello di scienziato e quello di divulgatore, si trovano riuniti sotto la stessa persona. L'aspetto più interessante del libro è che, nonostante si stia parlando dei massimi sistemi, i ragionamenti esposti sono facili da seguire e da comprendere. Più che lezioni le sue sembrano chiacchierate informali su temi di grande portata. Ma non montatevi la testa! La fisica è complessa e lo rimarrà anche dopo questa lettura. Rovelli vi consentirà, semplicemente, di guardare dallo spioncino per cogliere alcune delle domande fondamentali su cui i fisici si arrovellano (scusate il gioco di parole!) da tempo, niente di più, niente di meno.

Preferisco esimermi dal commentare di mio pugno meccanica quantistica e relatività einsteniana, di cui conosco a malapena i rudimenti, perché otterrei soltanto ciò che Rovelli ha abilmente evitato: annoiare il lettore!

Il boom di questo brevissimo saggio ci dice, anzitutto, che la cultura scientifica è qualcosa a cui, noi italiani, non possiamo (e non vogliamo!) più rinunciare. Chi non conoscesse oggi, almeno nell’essenza, la teoria dell’evoluzione o quella del Big Bang, non sarebbe meno ignorante di colui che non sapesse nulla di Dante o Leopardi. Eppure spesso mi pare di avvertire che il primo peccato sia meno grave del secondo. La cultura è una; mettiamo da parte, dunque, questa sciocca cesura tra i due mondi, quello scientifico e quello umanistico, e creiamone uno, più grande e più bello. Leggiamo chi pone la scienza al centro del dibattito culturale con intelligenza e spirito critico. Leggete Rovelli, se non lo avete già fatto. Vi porterà via una un’ora del vostro tempo, ma vi donerà qualcosa di più.

Mi rendo conto, solo a questo punto, di aver scritto la recensione di un libro, senza aver detto nulla del libro. La chiamerò “non-recensione”, sperando che nessuno si offenda!

Carlo Rovelli è stato ospite di due trasmissioni televisive ad ampio audience (Che tempo che fa di Fabio Fazio e Di Martedì di Giovanni Floris); ve le ripropongo in basso. 

Carlo Rovelli

Carlo Rovelli

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M
un testo geniale, tipico degli scienziati che osano mettere il naso fuori dal laboratorio per incontrare la gente comune. Non si tratta certo di aggiornare la popolazione sulle ultime scoperte della fisica, ma certamente di segnalare a chiunque (purché gli interessi) che esiste qualcosa di molto diverso da quello che vediamo tutti i giorni attraverso il cosiddetto senso comune. Il titolo lo trovo un po' infelice, una formula + "attraente" avrebbe contribuito a renderlo meno sospetto. In compenso io l'ho acquistato in un supermercato di provincia, e la cosa mi ha reso immensamente felice.
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