Bertrand Russell, non un uomo qualunque

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Bertrand Russell

Bertrand Russell

Bertrand Russell (Trellech, 1872 - Penrhyndeudraeth, 1970) non è stato un uomo qualunque. Esponente di una delle famiglie più rilevanti ed altolocate del panorama britannico, mostrò fin dalla tenera età grande predisposizione per il ragionamento matematico. Presto sopraggiunse in lui anche l’interesse per la filosofia, a cui si sarebbe dedicato, ultimati gli studi superiori, presso l’Università di Cambridge. Nello stesso istituto divenne, qualche anno dopo, pure docente. Curiosamente la sua carriera accademica subì una battuta d’arresto a causa degli ideali pacifisti che propugnava senza timore e che gli procurarono non poche grane. Erano gli anni della Grande Guerra quando, a causa di alcuni suoi scritti in difesa della pace, venne dapprima cacciato da Cambridge, per finire poi un semestre in gattabuia. Qui, accettata la sua condanna con perfetto aplomb inglese, si dedicò alla stesura di Introduzione alla filosofia matematica, opera di divulgazione che avrebbe ottenuto grande apprezzamento del pubblico.

Dopo la guerra viaggiò in Unione Sovietica, trascorse un periodo in Cina e si trasferì poi negli Stati Uniti come docente universitario, per ritornare in patria solo sul finire del secondo conflitto mondiale. Nel 1948, mentre era diretto in Norvegia per tenere una conferenza sulla Prevenzione della guerra, rimase coinvolto in un incidente aereo in cui perirono diverse persone. Si salvò nuotando per 2 km nelle acque gelide. Aveva 76 anni! Fu un bene che sopravvisse all’incidente, perché appena due anni dopo, nel 1950, l’Accademia svedese gli avrebbe conferito il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione : “uno dei portavoce più brillanti della razionalità della nostra epoca e un indomito campione della libertà di parola e di pensiero nell’Occidente”.

Filosofo, logico, matematico, storico, politico, pacifista, divulgatore e critico della società, Russell è stato uno degli intellettuali più poliedrici e prolifici del secolo scorso. Sono almeno cento i volumi che ha pubblicato nel corso dei suoi 98 anni, lasciandoci un importante contributo intellettuale specialmente in matematica e filosofia. Dal punto di vista religioso, Russell si definiva agnostico e alcuni suoi scritti sulla religione hanno ispirato una corrente dell’ateismo i cui attuali propugnatori più in vista in ambito britannico sono il biologo evolutivo Richard Dawkins (a cui dedicherò presto un altro post) e il filosofo Daniel Dennett. Nel panorama italiano, tra gli intellettuali che hanno raccolto la sua eredità, troviamo il matematico e divulgatore Piergiorgio Odifreddi, noto al grande pubblico per le frequenti apparizioni televisive e la vasta mole di pubblicazioni al suo attivo.

Celebre è la metafora della teiera che Russell utilizzò per screditare le asserzioni non verificabili, tra cui, appunto, quelle religiose.

Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente.

La teiera di Russell

Ebbene sì, tutto questo panegirico solamente per informarvi che ho letto, pochi giorni fa, L'impatto della scienza sulla società (titolo originale The impact of science on society), uno dei tantissimi libri di Russell. Pubblicato nel 1952, si tratta di un breve saggio che raccoglie in sé i testi di un ciclo di conferenze tenute dal filosofo tra il ’49 e il ’50 e tocca molti temi il cui punto di incontro è appunto la scienza. Non vi nascondo che, per quanto ricco di contenuti, questo è probabilmente, all’interno della vasta produzione di Russell, uno degli scritti meno significativi. Potrebbe essere utile, tuttavia, al profano che volesse avvicinarsi senza troppe pretese alle opinioni e alla scrittura di un grande pensatore del secolo scorso.

Lasciando da parte il cieco ottimismo positivista, Russell ci dice che la scienza, come del resto ogni mezzo a disposizione dell’umanità, contiene in sé sia aspetti positivi che negativi. Il metodo scientifico ci ha portato, col tempo, a mutare opinione su credenze tradizionali spesso prive di fondamento, a fare passi da gigante con la medicina e ad innescare la nascita e il progresso dell’industria. Ma esso, non dimentichiamolo, è anche ciò che ci ha consentito di effettuare quei notevoli avanzamenti nella tecnica militare che continuamente minano la pace e la vita stessa degli esseri umani. Se vi sembrano opinioni scontate, provate un attimo a contestualizzarle. Siamo negli anni ’50, il pericolo della bomba atomica è dietro l’angolo e sono davvero molti gli intellettuali che si interrogano sul destino dell’umanità. Russell, che alla pace e al genere umano ci tiene particolarmente, non fa eccezione e ce lo dimostra con la sua forte presa di posizione contro le armi nucleari (nel 1955 avrebbe dato vita, assieme ad Einstein, al Manifesto Russell-Einstein, una campagna volta a riunire scienziati e intellettuali di spicco favorevoli al disarmo nucleare). Ma il messaggio più significativo che ho tratto da questo libro è un altro. La scienza è per i liberi pensatori, non si basa sull’autorità, anzi non fa che scalzarla. “Le affermazioni sui fatti si devono basare sull’osservazione, non su autorità prive di sostegno.” Per quanto la frase sia bella, quasi ogni giorno ci comportiamo esattamente all’opposto: seguiamo l’autorità. Che sia intellettuale, spirituale o morale, il più delle volte quell’autorità non fa che precluderci la via del ragionamento. Mettiamo in dubbio, quindi, l’autorità, quando non ci offre prove convincenti. Siate razionali, non c’è nessun dio in terra (e probabilmente neanche in cielo, ma questa è un’opinione personale): nessuna opinione vale più della vostra, se non supportata dal ragionamento e da prove empiriche.

Uno stralcio di intervista ad un ormai anziano Bertrand Russell

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