La doppia elica. La scienza che non ti aspetti

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

La doppia elica. La scienza che non ti aspetti
La doppia elica. La scienza che non ti aspetti
La doppia elica. La scienza che non ti aspetti

Abbiamo scoperto il segreto della vita!

Francis Crick

Oggi non è necessario un grande sforzo per immaginare quelle due scale a chiocciola che si compenetrano a vicenda. Eppure quella struttura elicoidale che racchiude, all'interno di ogni cellula, il nostro prezioso patrimonio genetico è stata l’oggetto di una contesa intercontinentale da cui è scaturita una corsa a tratti folle e senza esclusione di colpi, come nessuno mai si aspetterebbe da una sana “competizione” scientifica volta a svelare i meccanismi che stanno alla base della vita di ogni essere vivente.

Siamo nel 1951 quando James Watson, coi suoi 23 anni, una laurea e un dottorato, vola in Europa per unirsi ai ricercatori del Cavendish Laboratory, celebre dipartimento di fisica dell’università di Cambridge presieduto dal Nobel per la fisica Sir Lawrence Bragg. Proprio qui Watson conosce Francis Crick, trentacinquenne, eccentrico e geniale. “E’ senza dubbio la persona più brillante che abbia mai conosciuto e quanto di più prossimo a Pauling […]. Non smette mai di parlare o pensare”, dirà di lui pochi anni dopo. I due, nonostante siano entrambi pagati per studiare dell'altro, cominciano a fantasticare su quello che, all'epoca, risulta essere il più intrigante interrogativo per qualsiasi biologo: la struttura del DNA, la preziosa macromolecola contenente le informazioni genetiche utili per la sintesi di RNA e proteine. Ma non sono i soli a covare questi interessi. Dall'altra parte dell’Atlantico nientedimeno che Linus Pauling, scienziato di prim'ordine e autorità indiscussa della chimica a livello mondiale, fresco di eccezionali successi nell'ambito delle proteine è smanioso di dissipare anche quest'altro grande dilemma della biologia. Ci sono anche, ad un tiro di schioppo, i validissimi ricercatori del King’s College di Londra, tra cui Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, che, servendosi della diffrazione ai raggi x, si avvicinano giorno dopo giorno alla soluzione del problema.

Nel ’52 Watson e Crick, a seguito di un’incessante attività elucubrativa, entusiasti pensano di aver trovato la struttura definitiva. Ma Wilkins e la Franklin si oppongono al loro modello, rimarcandone la non conformità con il dato sperimentale in loro possesso. Il risultato raggiunto è da accantonare: per Watson e Crick è tutto da rifare.
Intanto al King’s College si fanno importanti progressi con le diffrazioni ai raggi x, ma i continui dissapori tra Wilkins e la Franklin rallentano la corsa di entrambi. Nel frattempo giungono notizie incalzanti di Pauling dal Caltech: sembrerebbe prossimo alla soluzione del rompicapo scientifico. Da uno scorcio di lettera che Pauling manda al figlio Peter, che soggiorna a Cambridge per portare avanti i suoi studi chimici, Watson ha modo di notare un errore madornale sul modello che Pauling si appresta a presentare alla comunità scientifica: Pauling ha preso un grosso granchio, nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Watson e Crick sono sollevati: ancora non hanno perso la partita per il Nobel. Entrambi hanno però un’altissima considerazione di Pauling, lo ritengono un genio. Sanno che presto si accorgerà dell’errore e tornerà alla ribalta con la struttura corretta del DNA. Non c’è tempo da perdere.

I  due informano i colleghi del King’s College sui progressi di Pauling, sperando in una collaborazione decisiva, ma Wilkins non ne vuole sapere, è stufo della Franklin ed è convinto di riprendere l’argomento soltanto quando la collega lascerà l’istituto. Durante una visita che Watson fa a Wilkins, però, quest’ultimo, amareggiato, gli mostra una foto estorta alla collega, in cui si può chiaramente evincere l’attendibilità della struttura a doppia elica del DNA. Siamo a cavallo. Con questo nuovo dato Watson torna a Cambridge con una marcia in più, informa Crick di quanto ha appreso da Wilkins e assieme cercano di battere l’incalzante Linus sul tempo. Ormai Watson e Crick hanno riunito tutte le tessere del puzzle, non resta che fare ordine. Dedicheranno le settimane seguenti a costruire modelli molecolari in spago di alluminio e cartone. Il 25 aprile 1953 i due descriveranno le loro intuizioni su una breve paginetta apparsa su “Nature e il resto è storia.

Nel 1962, a nove anni dalla scoperta, l’Accademia di Stoccolma concederà il premio Nobel per la medicina a James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins. Riconoscimenti verbali a parte, nessuno farà menzione della sciagurata Rosalind Franklin, defunta di cancro a soli 37 anni nel 1958, il cui ruolo fu sicuramente di spicco in quella folle corsa alla scoperta della struttura del DNA.

Nel 1968 fu dato alle stampe La doppia elica, un resoconto personalissimo e spassionato di Watson in merito alla spietata e frenetica caccia al Nobel. Il libro si rivelò una riuscitissima operazione commerciale, anche se l’immagine di Watson ne risentì particolarmente. Violente accuse gli furono mosse per via delle opinioni espresse nel libro nei confronti di Rosalind Franklin. Maurice Wilkins non gradì la pubblicazione, né tantomeno il suo più intimo collaboratore, Francis Crick, che ebbe a dire al collega quanto segue: “la vicenda della scoperta scientifica è rappresentata come un pettegolezzo. Qualunque evento che possedesse anche solo un remoto contenuto intellettuale, comprese questioni che allora erano per noi di centrale importanza, è sfiorato se non omesso. La tua visione della storia è quella che si può trovare nelle riviste femminili di più bassa lega.

Per quanto contestabile, La doppia elica di Watson rimane una preziosa testimonianza del concitato clima che si respirava negli ambienti scientifici del dopoguerra, nonché una parziale rivelazione dei retroscena che avvolgono una delle scoperte più note del secolo scorso.

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