Che fine fanno le scorie nucleari radioattive?

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Che fine fanno le scorie nucleari radioattive?

Mi è capitato, qualche giorno fa, di assistere alla proiezione di un documentario dal titolo Into Eternity  di Michael Madsen. La pellicola, in inglese e con sottotitoli in italiano, apriva una rassegna (alla quale mi sono imbucato) rivolta ai soci del CAI Parma (Club Alpino Italiano), tenutasi presso il cinema Astra, inerente i temi della montagna e dell'ambiente. 

L'oggetto del documentario è Onkalo, un sito in costruzione in Finlandia che ospiterà in modo permanente le scorie nucleari generate dagli impianti nucleari finnici.

Gli esperti spiegano come ad oggi non sia possibile trattare i rifiuti nucleari in modo da renderli innocui definitivamente. La modalità di trattamento oggi adottata prevede di tenere costantemente immersi questi rifiuti in enormi vasche contenenti acqua, dal momento che l'acqua rende impossibile la propagazione delle radiazioni, deleterie per qualsiasi forma di vita. Con questo trattamento, però, il problema scorie non è affatto risolto, piuttosto è messo provvisoriamente in standby. Non si possono tenere le scorie in vasche per migliaia di anni, la Terra è un pianeta che presenta una superficie altamente instabile: terremoti, alluvioni o altri eventi climatici si verificano ogni giorno con grande frequenza. Sperare di dirimere la questione immergendo i rifiuti nucleari in vasche piene d'acqua è una grossa follia.

Si potrebbero lanciare nello spazio allora. Più concretamente, il materiale radioattivo potrebbe essere convogliato all’interno di razzi diretti verso il Sole: collidendo con esso i razzi distruggerebbero definitivamente il pericolo radioattivo. Sembra essere una soluzione possibile. Gli ingegneri fanno però notare che, qualora, per qualche curiosa evenienza, si presentassero problemi nel decollo dei razzi, il pericolo radioattivo potrebbe, con un'esplosione, propagarsi per gran parte dell'atmosfera, creando danni enormi.

Perché non liberarcene inabissando il tutto nelle profondità marine? Potrebbe funzionare, ma l'ecosistema marino interagisce con un'immensità di forme viventi e le variabili legate a questo ambiente vanno tenute in considerazione. E' necessario trovare un altro rimedio.

Potremmo tentare di immettere nuovamente gli scarti nel ciclo produttivo nucleare. Interessante, ma non ne siamo ancora in grado e, a detta di molti esperti, probabilmente non lo saremo mai.

Pare non esserci rimedio. Eppure in Finlandia si sta scavando un enorme tunnel sotterraneo che custodirà queste scorie e che verrà poi sigillato da una spessa coltre di cemento. Sembra proprio che il semplice sotterramento a grandi profondità nel suolo possa essere una soluzione. Le profondità terrestri sono infatti ben più stabili della superficie. Anche se il problema radioattivo non verrebbe minimamente risolto, lì sotto si eviterebbe il contatto con le forme di vita esistenti sulla superficie terrestre. Questa soluzione potrebbe pure essere permanente, dato che un tale deposito di stoccaggio può preservarsi anche per migliaia di anni.

Onkalo è progettato per resistere almeno 100.000 anni. La nostra mente non è in grado di concepire l’imponenza di questo intervallo temporale. La nostra storia descrive solo una manciata di migliaia di anni, eppure è quasi nulla al confronto. 

Nei prossimi 100.000 anni potrebbe accadere di tutto al nostro pianeta, ma la variabile più imprevedibile è proprio l'uomo (che per quanto ne sappiamo potrebbe anche essersi estinto!). Come possiamo essere certi che i nostri discendenti (o chi per essi) si tengano a distanza dai siti di deposito di scorie nucleari letali? Come possiamo impedire loro di accedervi? Come comunicare loro il pericolo di quei siti?Alcuni hanno pensato di predisporre nelle zone interessate dei markers, ovvero degli indicatori universali atti ad informare del pericolo. Ma come adibire questi markers?! Oggi potremmo pensare di utilizzare l'inglese come lingua universale, ma tra 100.000 anni esisterà ancora qualche rimasuglio delle odierne lingue? Si potrebbe pensare a incisioni figurative che abbiano significato universale per qualsiasi cultura. I nostri discendenti potrebbero essere incuriositi ed evitare le nostre raccomandazioni entrando nei luoghi proibiti, in fondo anche le piramidi erano luoghi proibiti dei quali però noi oggi abbiamo esplorato qualsiasi angolo. Questo è il motivo per cui altri ritengono che i markers siano da evitare e che la faccenda debba cadere nel dimenticatoio il più presto possibile, le probabilità di trovare casualmente il luogo diverrebbero, in questo modo, infime. Subentrano in questo caso una serie di domande etiche, la cui risposta non è per niente semplice. Sarebbe giusto celare le nostre nefandezze ai posteri? E se dovessero trovare tali depositi casualmente? Il rischio è minimo, ma esistente.

In un lontano futuro l'incognita maggiore sembra essere rappresentata proprio dalla nostra specie; non possiamo sapere come la futura umanità si comporterà, in che modo penserà. È come se, in qualche modo, in futuro dovessimo proteggerci da noi stessi.

Con un approccio di questo tipo il documentario cattura l’interesse dello spettatore portando l'attenzione del pubblico sui grandi dilemmi della nostra epoca.

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grazie per l'articolo, sarebbe sicuramente utile per tutti vedere il documentario)
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