Fahrenheit 451. La distopia secondo Bradbury

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Fahrenheit 451. La distopia secondo Bradbury

Nel 1953 Ray Bradbury (Waukegan, 1920 - Las Vegas, 2012), celebre autore di science fiction scomparso nel 2012, immagina una società futura in cui i libri rappresentano un vero e proprio oltraggio al pudore. La tv permane come unica fonte ufficiale di informazioni e i possessori di libri sono una minaccia per le istituzioni che intervengono drasticamente autorizzando i "militi del fuoco" ad eseguire veri e propri roghi di libri. Questa è la società descritta nel best-seller Fahrenheit 451, divenuto oggi un classico moderno.

Libri al bando e televisione come unica fonte di informazione concorrono a rendere la società piatta, sterile e facilmente manipolabile da parte dei vertici. Nonostante il libro sia già abbastanza datato, sorge spontaneo il parallelismo con la società odierna in cui leggere appare sempre più faticoso, per non dire noioso, mentre intrattenersi davanti alla tv o al pc diventa parte integrante della quotidianità. Non importa se gran parte dei programmi televisivi sono spazzatura, fuorvianti per i più giovani e spesso sede di volgarità e bassezza culturale. 

Bradbury costruisce questa distopica prospettiva per un imprecisato futuro. Guy Montag, il protagonista, è un subalterno dei militi del fuoco, la cui mansione è quella di scovare i fuorilegge possessori di libri e punirli appiccando roghi che inceneriscano la pietra dello scandalo. Montag non pare turbato dal proprio lavoro, anzi, come si può percepire nelle pagine iniziali dalle parole di Bradbury, egli prova persino gusto nelle azioni che compie, tanto da apprezzare l'odore che il cherosene gli lascia addosso dopo le operazioni punitive. Beatty, il suo capo, lo convince che i libri rendono infelici le persone inducendo in esse frivole riflessioni; essi snaturano la realtà abbellendone i fatti e sono, insomma, fonte di sofferenza. Montag ha fiducia nel suo capo, crede alle sue parole, è convinto di agire nel giusto e non si pone troppi interrogativi. Saranno i fugaci ed incostanti incontri dopo il lavoro con la sua vicina di casa, Clarisse, ad immergerlo in un altro mondo. La ragazza ha appena diciassette anni, ma è "strana" e non si comporta come gli altri: passeggia in solitudine a notte fonda, racconta cose inusuali e ha abitudini inconsuete. Rientrando a casa il paragone con Mildred, sua moglie, è immediato ed inevitabile. Ella appare spenta, non ha la stessa voglia di vivere di Clarisse, passa gran parte del tempo davanti al televisore oppure a conversare di sciocchezze in compagnia di alcune amiche. Dopo attente riflessioni Montag si accorge che i suoi sentimenti per la donna stanno lentamente scemando, e arriva persino a dubitare del suo amore per lei. Montag comincia a scorgere qualcosa di sbagliato nella sua condotta di vita e in quella di molte persone che lo circondano, inizia a perdere alcune delle sue certezze. Ma è soltanto assistendo al volontario sacrificio di un'anziana donna, durante l'ennesimo rogo di libri, che Montag si spinge oltre. Se quella donna ha posto fine alla sua esistenza per proteggere la biblioteca che segretamente custodiva in casa, è possibile che nei libri possa esservi racchiuso qualcosa di sommo valore. Quest'idea si insinua con prepotenza nella sua mente, tanto da indurlo a compiere una pesante infrazione. Decide infatti di impossessarsi in segreto di alcuni tomi che nasconderà nella sua dimora. I preziosi contenuti diventano presto evidenti e porteranno il personaggio ad un graduale cambiamento nello stile di vita sconvolgendone l'esistenza.

Per non guastarne eventuali letture (sperando di non averlo già fatto!), tralascerò le vicende finali del libro, limitandomi a sottolineare il messaggio di speranza che Bradbury lancia indirettamente tra le righe a conclusione del suo romanzo. L'autore auspica uno smantellamento di quel modello sociale egualitario all'eccesso che porta alla soppressione dell'individualità, della soggettività, della diversità. Spetterà ad uno sparuto gruppo di saggi l'arduo compito di instillare nelle nuove generazioni l'interesse per la lettura, unica strada per uscire, una volta per tutte, dal nuovo Medioevo.

Nel 1966 il regista e produttore francese François Truffaut (Parigi, 1932 - Neuilly-sur-Seine, 1984) realizzò la trasposizione cinematografica di Fahrenheit 451 (in basso il trailer in inglese del film di Truffaut). Il film fu uno dei meno riusciti del regista e non ottenne i favori della critica, che ne stroncò il percorso. Ve ne consiglio, tuttavia, la visione. Protagonisti del film non sono Montag e Clarisse, bensì i libri, come si evince da queste dichiarazioni di Truffaut: "soltanto oggi mi sono reso conto che in questo film non è possibile lasciare che i libri escano dall'inquadratura. La loro caduta va accompagnata fino al momento in cui toccano terra. I libri qui sono i personaggi, e interrompere la loro traiettoria equivale a tagliar fuori dall'inquadratura la testa di un attore."

Ray Bradbury

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C
Molto intelligente questo argomento. Anche perché se la tv fosse l'unica fonte d'informazione, così come ora la conosciamo, siamo tutti in pericolo. Sara M.
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