Un eterno viaggio per sentirsi sempre vivi

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Un eterno viaggio per sentirsi sempre vivi

Questo post, come il precedente, è incentrato sul tema del viaggio. Intendo soffermarmi, infatti, sul romanzo autobiografico Sulla strada (titolo originale On the road) di Jack Kerouac (Lowell, 1922 - St. Petersburg, 1969). Il volume, pubblicato nel 1957, divenne in pochi anni una vera icona della Beat Generation, un movimento che lo stesso Kerouac definisce "un gruppo di bambini all'angolo della strada che parlano della fine del mondo".

Si raccontano peripezie ed avventurosi viaggi per gli States che lo stesso Kerouac intraprese intorno agli anni ’50, principalmente in compagnia di un certo Dean (che sarebbe lo scrittore Neal Cassady). I nomi che compaiono nel romanzo sono fittizi, quasi a interporre un anonimo distacco con le vicende narrate. Così Kerouac diventa Sal e sua madre, che nelle circostanze più difficili gli spedisce dei soldi, diventa nel romanzo una premurosa zia con cui dimora abitualmente. 

Lo stile è scarno e spedito, lontano da macchinazioni e teso a raccontare la realtà con gli occhi del giovane protagonista. Anche i dialoghi sottostanno alla stessa formula, tanto da avvicinarsi alle comuni banalità della vita di tutti giorni, senza tralasciare il linguaggio scurrile e lo slang giovanile, fattori che elevano notevolmente il realismo del contenuto.

Tra le pagine si percepisce il senso di inadeguatezza di questi giovani all’interno della società moderna (se così ci possiamo riferire alla società americana del dopoguerra), dove pare che non riescano a trovare il loro posto; ciononostante non sembra si impegnino particolarmente nel cercarlo. Un senso di inadeguatezza che sfocia nella continua necessità di spostarsi in cerca di esperienze, di relazioni, di nuove conoscenze. I luoghi diventano via via scomodi e stretti. Le mete dei viaggi sono a malapena abbozzate, eppure essi corrono, non si fermano un attimo, fremono di arrivare… La domanda è: dove? Non c’è una risposta precisa, come a testimonianza del fatto che la meta non è la priorità, e quello che cercano è del tutto sbiadito. Tutto diventa frenetico, quasi una lotta contro il tempo. Più volte i protagonisti si vantano di aver percorso migliaia di chilometri (anzi di miglia!) in poche decine di ore, talvolta si parla addirittura di record: si saltano le soste, si guida di notte al massimo della velocità, al buio con i fari rotti; si va avanti, perché la strada continua e non si interrompe. Insomma non è una vacanza, non devono visitare luoghi; la loro somiglia più a una fuga incessante. Ma non si tratta nemmeno di questo. Alcol, marijuana e jazz sono ingredienti essenziali dell’esistenza e accompagnano costantemente i personaggi nelle loro tappe, così come il sesso e la fissazione per le ragazze. A tratti sembra di percepire uno stile di vita: pochi dollari in tasca e via per la strada, vedrai che qualcosa dovrà pur succedere...

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare»

In diversi punti della storia, i due sembrano consci del fatto che questo andazzo non potrà durare a lungo: più volte parlano della vecchiaia e della necessità, prima o poi, di fermarsi, trovare un lavoro e tirar su una famiglia. Dean ha più matrimoni alle spalle e un paio di figli, ma non costituiscono alcun vincolo per lui, adesso. Sal gli dà spesso del pazzo, eppure è disposto a farsi gli USA coast to coast pur di affiancarsi a lui: è vinto dall’euforico magnetismo che l’amico gli suscita.

Questo è senz’altro uno di quei libri che a leggerli ti mettono addosso la voglia di partire, mollare tutto, provare altre strade con zaino in spalla e via. Un sentimento fugace che abbandona la mente, non appena si realizza che oggi non siamo più negli anni ’50, che non si può campare con pochi dollari in tasca e che non si può girare il mondo in autostop. Ma, nonostante tutto, rimane pur sempre un sentimento piacevole.

Nel 2012 è stato prodotto On the road, adattamento del romanzo per il grande schermo, diretto da Walter Salles. Figurano tra gli attori Sam Riley, Garret Hedlund, Kristen Stewart e Kirsten Dunst.

Jack Kerouak

Jack Kerouak

Dean (alias Neal Cassidy) e Sal (alias Jack Kerouak)

Dean (alias Neal Cassidy) e Sal (alias Jack Kerouak)

On the road trailer

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S

Bella recensione. I protagonisti di questo libro e il protagonista di Into the wild, oltre a ispirare una gran voglia di viaggio (che contagia anche attraverso il tuo commento), si legano per un
motivo più profondo. Essi si caratterizzano per una spasmodica e incessante ricerca, forse di sé, forse di un equilibrio con il mondo. Sono tutti individui incompleti che vivono una tensione
costante verso l'ignoto.

In definitiva, mi pare di scorgere un dinamismo parallelo: uno sul piano fisico, legato agli eventi materiali che coloriscono le storie; l'altro sul piano spirituale, il quale testimonia il viaggio
interiore che si affianca a quello geografico e segna tutte le conquiste intellettuali e il percorso di crescita dei personaggi. Si scorge un duplice livello di lettura, un doppio livello
evolutivo, struttura che nei libri apprezzo molto perché sviluppa il pensiero e la sensibilità.

Il tratto comune della ricerca di qualcosa unisce anche i personaggi del famoso scrittore Herman Hesse, di cui suggerisco la lettura.

Saluti


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D


Ringrazio dei continui spunti che i commenti mi porgono!


Di Herman Hesse ho letto Amicizia, anche se il tempo trascorso mi ha sbiadito i ricordi, sarebbe il caso di riprenderlo in mano. Più leggo più mi accorgo che la materia di studio è infinita.


L'incompletezza di cui parli mi fa tornare in mente l'ultimo post che ho scritto sul gabbiano Jonathan. In quel racconto l'incompletezza è tutto, è il limite da superare, l'andare oltre sé
stessi; ma quella è una favola che trasmette una morale, le persone invece rimangono incomplete. 


Questa incompletezza è la parola chiave; il mondo gira perché c'è incompletezza... Le persone si aggregano spinte dalla volontà di colmare le incompletezze altrui, di colmare le lacune, sperando
nel contempo che gli altri abbiano lo stesso effetto sulla sua persona. 


Io ho bisogno di questo, tu hai bisogno di quello insieme possiamo arricchirci, quasi a formare legami covalenti.


Viceversa ci allontaniamo da quelle persone di cui siamo certi (o talvolta supponiamo, magari commettendo un errore) non poter creare queste condivisioni. La chimica della vita è oscura, ma può
dare grandi soddisfazioni.



M

La necessità di salpare per un porto sconosciuto affiancati da persone follemente innamorate dell'avventura è sicuramente qualcosa di estremamente eccitante; c'è in esso qualcosa che ha a che
vedere con la libertà, ma nello stesso momento con un senso di sradicamento generale...il fatto di partire dimenticandosi quasi della propria provenienza è pura euforia ; ma quasi all'improvviso
gli istinti si chietano, la fiamma s'abbassa e subentra come la necessità di fermarsi, ancorarsi, stabilirsi...non siamo soli dentro di noi...e l'evasione è solo una parte della nostra vita?...


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D


E' come un bambino in una giostra in corsa, conscio del fatto che prima o poi la giostra termina la corsa, il tempo scade... e tutto finisce. Ma tra la giostra in corsa e "il tutto finisce" c'è
di mezzo un senso di spensieratezza, leggerezza e benessere tale per cui la consapevolezza della fine della corsa può essere messa da parte e dimenticata per qualche istante.


E' in quell'istante che si vive.


La vita è incertezza, non sapere quel che ti aspetta è vivere, non saper come reagirai ad un evento è vivere, stare sulle spine è vivere.


Tutto il resto è attesa. Un'attesa più o meno certa che quel che stai aspettando sta per arrivare. La consapevolezza di sapere quel che succederà dopo l'istante in cui ti trovi ora, o comunque
soltanto il fatto di averne una vaga idea, beh tutto questo è attesa.