Sulle tracce di McCandless

Pubblicato il da Daniele A. Esposito

Sulle tracce di McCandless
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Ho concluso giorni addietro la lettura di Nelle terre estreme (titolo originale Into the Wild), popolare bestseller del noto scrittore e alpinista statunitense Jon Krakauer (Brookline, 1954). Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1996, tenta di far luce sulla celebre storia del giovane Christopher McCandless (alias Alexander Supertramp), il profondo e spirituale avventuriero anticonformista che, stufo delle costrizioni della quotidianità, ebbe il coraggio nei primi anni '90 di mutare profondamente stile di vita, arrivando dapprima ad un estenuante vagabondaggio per gli States ed infine ad un'avventura solitaria nel rigido clima dell'Alaska. Una sfida contro se stesso per provare al suo io di essere in grado di farcela esclusivamente con le proprie forze, a tu per tu con la natura selvaggia e lontano dagli agi della vita borghese

Dopo mille peripezie, la vicenda prende un risvolto drammatico, tanto da costare al giovane la pelle. Un'amarezza che rimane in bocca nelle ultime pagine del volume, nonostante Krakauer cerchi di affievolirla fin da subito svelando in anticipo le sorti del ragazzo. 

Percorrendo a ritroso le gesta di Chris l'autore sembra aver indosso i panni del cronista piuttosto che quelli del romanziere, non tenta, quindi, di abbellire il racconto con sterili mitizzazioni del personaggio, ma procede lesto e scarno verso la sostanza. Eppure si rimane quasi stupiti nel realizzare che Chris ha fallito: pare incredibile che un tipo così in gamba, che se l'è cavata per due anni in giro per il continente, senza fissa dimora e senza spalle coperte, possa tutto a un tratto abbandonare la scena e far calare il sipario. Così d'improvviso in quel Magic Bus tutto tace... Restano solo alcuni interrogativi nella mente del lettore. Ci si chiede se quell'incosciente abbia almeno trovato le sue risposte, ma, soprattutto, ci si chiede se quelle risposte fossero così care da dover necessariamente rinunciare a tutto pur di inseguirle.

Personalmente non mi sento di condannare il personaggio, né di enunciare pesanti sentenze morali; non posso che ammirare la fermezza delle sue scelte e rimanere intimorito dal coraggio con il quale le ha portate avanti.

Dal resoconto di Krakauer ha preso le mosse il film Into The Wild - Nelle Terre Selvagge del 2007, diretto da Sean Penn e interpretato da Emile Hirsch. Gli amanti della buona musica non possono perdersi le canzoni di Eddie Vedder che costituiscono la colonna sonora del film (in basso trovate il link di Guaranteed, vincitrice del Golden Globe per la miglior canzone originale). 

Se la letteratura di viaggio vi entusiasma, date un'occhiata anche al post successivo.

Jon Krakauer

Jon Krakauer

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Sean Penn e Jon Krakauer

Sean Penn e Jon Krakauer

Chriss McCandless

Chriss McCandless

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S
<br /> Prima di tutto, complimenti per il post e per l'idea del blog. Ammiro chi promuove la cultura come mezzo di aggregazione sul web al posto del gossip e del vuoto sensazionalismo.<br /> <br /> Mi permetto una considerazione, pur non avendo letto il libro e visto il film, perché la storia mi è nota da molto tempo.<br /> A volte, per raggiungere un obiettivo, ci si espone a situazioni rischiose. La morte di questo ragazzo a mio avviso non è tanto diversa da quella di un maratoneta prima di giungere al traguardo o<br /> di un ricercatore che si ammala perché ha condotto degli esperimenti rischiosi. Tutti infondo cercavano risposte: "qual è il mio limite", "cosa deriverà da questa scoperta?" oppure "chi sono io?".<br /> Tutti si sono spinti un po' oltre per un fine e le loro scelte non possono essere giudicate.<br /> <br /> Eppure mi torna in mente con forza una riflessione che Colelho fa nella sua celebre raccolta di pensieri intitolata "Il guerriero della luce". Egli spiega che, dietro comportamenti apparentemente<br /> costruttivi, a volte si cela l'insoddisfazione, la tendenza all'autodistruzione, la mancanza di autostima, la frustrazione e il rifiuto. Questa riflessione mi atterrisce e mi offre punti di vista<br /> nuovi su molte vicende.<br /> <br /> Forse il protagonista poteva ghermire la sua liberà e la sua indipendenza senza pagare uno scotto così alto, infondo la libertà è principalmente uno stato dell'anima.<br /> <br /> Insomma, mi lascerebbe amareggiato se il giovane avesse dovuto affrontare la morte prima di fare i conti con la propria vita.<br /> <br /> <br />
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D
<br /> <br /> Caro Salvatore,<br /> innanzitutto ti ringrazio per le gentilezze e per l'interesse che trasuda dal tuo intervento.<br /> <br /> Condivido in parte le tue opinioni; la morte non porta ad alcuna risposta, di conseguenza seguire una strada di cui essa<br /> costituisce il capolinea è sicuramente il peggior modo di provare a cercare quelle risposte.<br /> <br /> Leggendo il libro mi sono fatto un'idea del personaggio (forse lontana dalla realtà chi lo sa!) che adesso riassumo in<br /> breve; Chris non ci pensava assolutamente alla morte, la teneva a debita distanza come ogni persona sana di mente fa a questo mondo, il fatto è che, come più volte sottolinea Krakauer, si<br /> trattava di un ragazzo sveglio, testardo e molto sicuro di se, forse fin troppo. Questa sua sicurezza ha probabilmente influito notevolmente sulle sue decisioni, tanto da metterlo in condizioni<br /> di ritenersi all'altezza di qualsiasi impresa.<br /> E' probabile che l'egregia sopravvivenza durante il continuo vagabondaggio durato due anni l'abbia reso a suo giudizio un<br /> "invincibile".<br /> <br /> Questo sentimento, unito all'entusiasmo giovanile e al grande coraggio del personaggio, l'avrà senz'altro portato a pensare<br /> che con la volontà in questa terra e in questa vita tutto è possibile.<br /> Anche trascorrere un'intera stagione in solitudine in una zona isolata, selvaggia e in condizioni tutt'altro che<br /> semplici.<br /> Eppure, aldilà del finale tragico, se vogliamo, Chris è uscito a testa alta da questa esperienza, riuscendo a sopravvivere<br /> per 4 mesi, tanto da arrivare a considerare concluso il ritiro in solitudine ed ormai pronto per il ritorno alla civiltà.<br /> Paradossalmente è stata la stessa natura selvaggia che lui tanto ha amato a sbarrargli la via del ritorno, infatti un fiume<br /> in piena lo costrinse a rivedere i suoi piani di ritorno e di conseguenza a prolungare di settimane la sua permanenza nel luogo, settimane di cui non avrebbe più visto il<br /> termine.<br /> Quasi a significare simbolicamente che non si può saltare dalla civiltà alla natura o viceversa, o l'una o<br /> l'altra.<br /> <br /> Purtroppo il giovane non è vissuto abbastanza da raccontare la sua straordinaria avventura, e quindi possiamo solo far<br /> congetture più o meno azzardate di ciò che gli passava per la mente<br /> <br /> McCandless non voleva farla finita, è stato abbastanza ingenuo da sottovalutare i pericoli a cui si è sottoposto. Voleva<br /> godersi la vita, convinto che gli stili di vita nella civiltà odierna portavano a distaccarsi dai veri valori di questa esistenza per concentrarsi sulle frivolezze di tutti i<br /> giorni.<br /> <br /> Un lavoro, una carriera erano invenzioni del nuovo secolo, nella sua testa. Qualcosa verso cui non valeva la pena<br /> indirizzare il proprio cammino, anche se nonostante le sue peripezie McCandless non è riuscito a mostrarcene un'altro convincente.<br /> <br /> Concludendo, credo che sia sbagliato giudicare il ragazzo; è facile dire che era uno scansafatiche e un irresponsabile.<br /> Ognuno è padrone delle proprie gesta, ma molti non hanno neanche il coraggio di esprimerle.<br /> Non so neanche dire se avrei condiviso le sue scelte o meno, ognuno è frutto delle circostanze che vive, e io le sue le<br /> ignoro completamente.<br /> <br /> <br /> <br />